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L’idea, esposta dal presidente del Parco, Domenico Pappaterra al termine della presentazione alla quale hanno partecipato oltre l’autore, il capo redattore del TGR Calabria, Pino Nano e lo storico dell’Università della Calabria, Vittorio Cappelli, è stata pensata per indagare il mondo dell’emigrazione calabro-lucana e per “richiamare”, mettersi in contatto, scambiare esperienze e trarre dal dinamismo di cui pure la migrazione è pregna (come richiamato da Cappelli durante il commento del libro di Cantore), scenari diversi, in grado anche di produrre nuova economia, turistica ma non solo. Oltre che rafforzare - come sottolineato da Pappaterra - “l’orgoglio dell’appartenenza al Parco e l’identità dei suoi residenti e di chi dal Pollino è partito per l’altrove”.
Il libro di Cantore, giunto alla terza edizione, “Premio Basilicata 2007″, presentato, tra l’altro, il 12 dicembre scorso presso la Sala Stampa Estera, di Roma, è un appassionante viaggio tra i tanti lucani che hanno lasciato i loro paesi montani per grandi città dell’America, dell’Europa, dell’Africa. Un viaggio alla ricerca di quell’identità lucana mai perduta che Cantore rafforza, raccontando con la penna puntuale e obiettiva del cronista: storie di emigranti, che a volte fanno anche ritorno nei loro luoghi d’origine e che, comunque, anche se non vi riescono, covano sempre l’intimo sogno, un giorno, di ritornare.
Roberto Fittipaldi
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