
“Un centro abitato che fa dei propri rifiuti una risorsa energetica”. Si può così sintetizzare il progetto, volto alla generazione di energia pulita da fonti rinnovabili, che la Global Tecnologies Service, una delle aziende leader del cosentino nel settore energetico, presenterà nei prossimi giorni nelle sedi comunali calabresi.
Il progetto consiste nella realizzazione di microcentrali per la produzione di biogas (gas metano biologico), la cui miscela gassosa servirà ad alimentare un motore cogenerativo che genera energia elettrica e calore.
Questi impianti, come ci spiega Maria Teresa Renne, amministratore unico della Global Tecnologies Service, producono energia elettrica e calore per riscaldamento sfruttando le deiezioni animali e biomasse (colture energetiche, scarti dell’agroindustria, ecc.) per ottenere biogas. Quest’ultimo viene prodotto a seguito di trasformazioni che prevedono diversi passaggi all’interno dei digestori (una sorta di fermentatori n.d.r.). Un meccanismo che avviene già in natura, ma che attraverso queste microcentrali, il processo viene accelerato aumentandone sia la produzione che la resa).
Dai rifiuti quindi alla produzione di acqua calda ed energia elettrica. Per avere un’idea di quanto detto, ci basta sapere che dallo sterco di un solo suino si riesce a produrre fino ad 1 metro cubo di biogas al giorno.
Ma allo stesso modo, anche se con una resa inferiore, lo stesso gas lo si produce dalla digestione del fogliame ricavato a seguito della pulitura del sottobosco. Ecco quindi il perché l’azienda punta, anche attraverso la co-partecipazione finanziaria del progetto, ai centri montani ricchi della materia prima necessaria.
Importante, sottolinea l’ing. Francesco Pacilio, è il dimensionamento dell’impianto, calcolato in base alle quantità di materiale organico che si riesce a ricavare da una determinata area. Una grande struttura, oltre ad avere un costo di gestione elevato, non avrebbe la quantità di sostanze organiche necessaria per il funzionamento della stessa.
Un’idea vincente quindi, già intrapresa al nord dalle aziende agricole oltre che di selvicoltura. Un progetto che va nella direzione della salvaguardia del territorio. Ricordiamo lo scempio compiuto l’estate scorsa, quando le fiamme hanno distrutto centinaia di ettari boschivi; con la pulitura del sottobosco, oltre alla produzione di ceppato da ardere, del fogliame per le centrali a biogas, si evita, in caso di incendi, il propagarsi delle fiamme.
Infine, concludono quelli della Global Tecnologies Service, ci sarebbe l’interessante aspetto economico da valutare: da una centrale di 100 kw, dal costo di realizzazione pari a circa 250.000 euro, si da occupazione a 4,5 unità lavorative e, oltre a generare energia elettrica (in parte riutilizzata in centrale e la quota in eccesso venduta alla Rete ad un prezzo definito per Legge), fornisce acqua calda per il riscaldamento delle abitazioni; un ulteriore ricavo lo si ottiene dal risparmio dei costi relativi al trasporto, verso altri centri di raccolta, delle frazione organiche RSU (scarti vegetali, resti da lavorazione delle carni e agroalimentari).
Un progetto che rientra a pieno titolo nei piani politici italiani in campo energetico, aventi come obbiettivo vincolante del 20% da fonti rinnovabili entro il 2020 adottato dalla UE.
Paride De Paola
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